Una nonna guarda il nipotino di otto anni scorrere lo schermo del tablet con una velocità sorprendente. In pochi secondi passa da un video all’altro, risponde a messaggi su un’app che lei non ha mai sentito nominare, e ad un certo punto digita il suo nome e la città in cui abita in un form online. Lei vorrebbe dire qualcosa, ma non sa da dove cominciare. Questa scena, apparentemente banale, nasconde rischi concreti che i genitori spesso sottovalutano — e che i nonni, con il loro sguardo esterno, percepiscono benissimo.
Perché i bambini sono così vulnerabili online
I bambini sotto i dodici anni non hanno ancora sviluppato la capacità di valutare le conseguenze a lungo termine delle proprie azioni. Secondo le ricerche condotte dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, oltre il 60% dei minori italiani tra i 6 e i 10 anni utilizza internet in modo autonomo, spesso senza alcuna supervisione adulta. Questo significa che navigano, parlano con sconosciuti e condividono informazioni personali senza rendersi conto di cosa stiano davvero facendo.
Il problema non è la tecnologia in sé. Il problema è che i social media e molte app di messaggistica non sono stati progettati pensando ai bambini, ma vengono usati da loro ogni giorno. E quando un bambino inserisce il suo nome, la sua scuola o il quartiere in cui abita su una piattaforma pubblica, sta di fatto aprendo una porta a chiunque.
Il ruolo della nonna: non solo preoccupazione, ma azione concreta
I nonni hanno un vantaggio che spesso non viene riconosciuto: osservano i nipoti con occhi diversi da quelli dei genitori. Sono meno coinvolti nella routine quotidiana, meno abituati a “dare per scontato” certi comportamenti. Quella preoccupazione che sente la nonna davanti al tablet del nipote non è ansia infondata: è intuizione che merita ascolto.
Il primo passo non è vietare, né spaventare il bambino. È aprire una conversazione. Chiedere: “Con chi stai parlando?”, “Cosa stai guardando?”, “Sai chi può vedere quello che scrivi?”. Domande semplici, non accusatorie, che insegnano al bambino a ragionare su ciò che fa online.

Cosa può fare concretamente un nonno o una nonna
- Parlare con i genitori senza sembrare invadenti: condividere le osservazioni in modo pacato, magari mostrando un episodio specifico che ha destato preoccupazione.
- Stabilire regole condivise durante il tempo trascorso insieme: niente tablet durante i pasti, schermo visibile a tutti, tempo limitato di utilizzo.
- Informarsi insieme al nipote su come funzionano i social: non fingere di sapere tutto, ma esplorare insieme genera fiducia e dialogo.
- Segnalare ai genitori eventuali conversazioni sospette o contenuti inappropriati visti per caso, senza drammatizzare ma con chiarezza.
La conversazione più importante è quella in famiglia
Il vero cambiamento avviene quando genitori e nonni smettono di essere su fronti opposti — i primi accusati di non controllare, i secondi di non capire la tecnologia — e iniziano a collaborare. La sicurezza digitale dei bambini non è una questione tecnica: è una questione educativa. E l’educazione, si sa, funziona quando tutti gli adulti di riferimento parlano la stessa lingua.
Se tua nipote o tuo nipote ti mostra qualcosa sullo schermo, quella è un’opportunità preziosa. Non serve essere esperti di algoritmi per trasmettere un valore fondamentale: online come offline, non si parla con gli sconosciuti, non si condividono informazioni personali, e quando qualcosa fa sentire a disagio, si dice sempre a un adulto di fiducia.
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