Guardare un nipote scorrere lo schermo dello smartphone con quella velocità ipnotica, senza riuscire a capire cosa stia guardando: è una sensazione che molte nonne conoscono bene. La preoccupazione per i contenuti inappropriati online è reale, concreta, e spesso accompagnata da un senso di impotenza che non ha nulla a che fare con la mancanza di amore o di attenzione. Ha a che fare, semplicemente, con un mondo digitale che cambia più in fretta di quanto chiunque riesca a stare al passo.
Perché i nonni si trovano in difficoltà con i social media dei nipoti
Non è una questione di intelligenza o di volontà. Il divario digitale tra generazioni è un fenomeno studiato e documentato: secondo i dati dell’ISTAT, oltre il 60% degli over 65 in Italia utilizza internet in modo limitato o non lo utilizza affatto. Questo significa che molti nonni si trovano a fare da babysitter digitali senza avere gli strumenti per farlo davvero. E nel frattempo, i nipoti navigano su TikTok, YouTube, Instagram o giocano online in ambienti dove i rischi — dai contenuti violenti alle interazioni con estranei — sono tutt’altro che trascurabili.
Il problema non è solo tecnico. È anche comunicativo. Come si parla con un bambino di 9 anni dei pericoli di internet senza spaventarlo troppo, senza sembrare il «guardiano» noioso, senza perdere quella complicità speciale che solo i nonni sanno costruire?
Il primo passo: non fare tutto da soli
La prima cosa da fare — e spesso la più difficile — è chiedere aiuto ai genitori del bambino. Non per delegare la responsabilità, ma per creare un fronte comune. I controlli parentali, ad esempio, si impostano sul dispositivo del bambino e restano attivi indipendentemente da chi lo sorveglia in quel momento. Questo vuol dire che la nonna non deve necessariamente sapere come bloccare un’app: basta che quell’app sia già stata bloccata prima che il bambino arrivi a casa sua.
Strumenti come Google Family Link (per dispositivi Android) o le impostazioni di Screen Time su iPhone permettono ai genitori di limitare l’accesso a certi contenuti, impostare limiti di tempo e persino vedere cosa il bambino sta guardando. Una volta configurati, funzionano in automatico — anche quando il supervisore è la nonna.

Come parlare di sicurezza online senza sembrare una lezione di scuola
I bambini rispondono molto meglio alle conversazioni che nascono da situazioni reali. Se il nipotino sta guardando un video e la nonna gli chiede «chi è questo?» o «ti piace questo canale?», si apre uno spazio naturale per capire cosa consuma online e, piano piano, per introdurre qualche domanda più profonda. «Ti ha mai scritto qualcuno che non conosci?» è una domanda semplice, ma apre una porta enorme.
Non serve essere esperti di algoritmi per trasmettere un principio fondamentale: online non tutto è come sembra, e alcune cose si dicono solo agli adulti di fiducia. Questo messaggio, ripetuto con naturalezza nel tempo, vale più di qualsiasi filtro tecnico.
Piccole abitudini che fanno la differenza
- Stabilire una zona senza schermi: il momento del pranzo o della merenda a casa della nonna può diventare uno spazio sacro, libero dai dispositivi. Non come punizione, ma come rituale affettuoso.
- Guardare insieme: ogni tanto sedersi accanto al nipote e guardare quello che sta guardando, senza giudicare, è il modo più efficace per capire il suo mondo digitale e restare in contatto con lui.
- Non fingere di sapere tutto: i bambini apprezzano l’onestà. Dire «non capisco bene questa cosa, me la spieghi tu?» li responsabilizza e crea un dialogo autentico.
La tecnologia cambia, ma il ruolo dei nonni no. Essere un punto di riferimento emotivo stabile è già una protezione potente — forse la più potente di tutte. Un bambino che sa di poter parlare con la nonna di qualsiasi cosa, senza essere giudicato, è un bambino meno vulnerabile online. E questo non richiede nessuna competenza digitale: richiede solo quella presenza calda e autentica che i nonni, da sempre, sanno offrire meglio di chiunque altro.
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